A Santo Stefano i tortellini in brodo sono il giusto compromesso per un post abbuffata natalizia che si rispetti! Sono infatti uno dei piatti caratteristici di questo giorno: leggeri e invitanti, deliziano il palato degli italiani da secoli.

Sono tre le città che si contengono la paternità dei tortellini: Bologna, Modena e Castelfranco Emilia. Una cosa è certa, i tortellini sono nati in Emilia-Romagna. Secondo la nostra tradizione, i tortellini vanno cotti e mangiati rigorosamente in un buon brodo di carne di manzo e di cappone o gallina. Il brodo contribuisce ad esaltare il sapore il ripieno dei tortellini, rendendo più gustoso il piatto. In alcune varianti regionali i tortellini sono conditi con ragù, mentre è più recente seppur abbastanza diffuso l’uso della panna.

Ma come è preparato il ripieno di questa deliziosa pasta fresca? La tradizione vuole un ripieno fatto con lombo di maiale, prosciutto crudo, mortadella di Bologna, Parmigiano-Reggiano, uova e noce moscata. Ovviamente, a seconda della regione ci sono diverse rivisitazioni. Voi quale ricetta preferite?

Leggende e curiosità

Le prime tracce del tortellino risalgono a una pergamena del 1112 d.C., sapevate che il suo nome deriva dal diminutivo di “tortello” che a sua volta si rifà alla parola “torta”? L’odierno tortellino nasce in un ambiente povero: veniva creato per “riciclare” la carne avanzata dalla tavola dei nobili ricchi.

Sull’origine di questo piatto esistono diverse leggende che riportano la sua nascita a Castelfranco Emilia, paese fra Bologna e Modena. Una tra queste attribuisce la creazione dei tortellini in brodo al proprietario di una locanda che rimase talmente colpito dall’ombelico di una nobildonna da volerlo riprodurre in un’opera culinaria. Un’altra variante della storia, molto simile, trae spunto invece che dall’ombelico di una nobildonna, da quello della dea Venere.

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